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Claudio Spadola: Intervista sulla Biomeccanica, l’importanza della coscienza del corpo e del movimento sulla scena teatrale

Abbiamo pubblicato la settimana scorsa su “Fuoricampo”, settimanale sportivo di cui il nostro Federico Armeni è Redattore da vecchia data, un’intervista a Claudio Spadola, figura unica del panorama internazionale, che ringraziando il fato o il destino, opera proprio a Roma.

  Biomeccanica è equilibrio tra gli opposti, che è la dinamica alla base di ogni sana disciplina umana e di ogni attraente composizione artistica. Claudio Spadola

 Maestro Spadola, innanzitutto “bentornato” a Roma. So che dopo tanti anni in giro per il mondo, la tua attività di insegnante e di artista è tornata ad agire nella Capitale. Ci vuoi raccontare quindi innanzitutto della tua storia lavorativa nel mondo del teatro e della biomeccanica?

Comincio diplomandomi come attore nel 1984 al Laboratorio di Gigi Proietti dove tra i molti nomi illustri insegnava anche Alvaro Piccardi che ora mi ha chiamato ad insegnare alla Scuola del Teatro Quirino. Poi molto praticantato in varie compagnie e teatri stabili, ma l’urgenza di trovare veri maestri non si è mai spenta. E quindi Commedia dell’arte con Antonio Fava, una scuola di drammaturgia dove incontrai per la prima volta un maestro non solo di teatro ma di vita come Franco Ruffini, poi una preziosa full immersion di 5 anni nel metodo americano con Dominic De Fazio, poi ancora la scoperta della pratica della Biomeccanica con Nikolai Karpov, di cui sono diventato assistente e amico, e con Gennadi Bogdanov.

 Della teoria della Biomeccanica Teatrale ero rimasto già affascinato durante il percorso universitario che poi ho approfondito pubblicando un saggio sulla mia esperienza al GITIS di Mosca. Nell’Accademia d’Arte Teatrale Russa è stato molto importante studiare, tra gli altri nomi illustri, con Piotr Fomenko (regia e arte dell’attore) e con Natasha Svereva (metodo Michail Čechov).

 Altrettanto fondamentale è stata l’esperienza di studio della regia con Eimuntas Nekrosius.

 Ultimamente è molto stimolante e mi consente di rimanere allenato come attore la collaborazione con Alessio Bergamo che viene anche lui dal dipartimento del GITIS di Mosca diretto da Anatoly Vasil’ev. Contemporaneamente ai miei studi ho sempre continuato a recitare, a fare regie, quasi sempre di autori russi da me rielaborati, e ad insegnare. Mi è sempre piaciuto insegnare. Forse mi deriva dalla passione, a detta di molti suoi allievi, con cui mio padre insegnava topografia alle superiori.

 Come spiegheresti la biomeccanica, a un profano del settore, a un semplice spettatore di una partita di calcio o di uno spettacolo teatrale popolare?

Biomeccanica  è  equilibrio  tra  gli  opposti, che è la dinamica alla base di ogni sana disciplina umana e di ogni attraente composizione artistica. Attraente  perché  l’equilibrio  non  è  stabile ma sempre precario,  e  per questo  emozionante, ed è il risultato di un’incessante e sorprendente lotta tra gli opposti. Questi opposti possono essere: la Roma e la Lazio (se dovessi spiegarlo ad uno spettatore di una partita di calcio), i Capuleti e i Montecchi, Bruto e Cassio, il cuore e la mente di Amleto (e questa è la biomeccanica applicata all’analisi del testo cioè allo studio di QUALI sono le forze in gioco), oppure questi opposti possono essere le 2 anime dello stesso personaggio in lotta per tutto l’arco dello spettacolo con i loro chiaro scuri, i pieni e i vuoti, il legato e lo staccato, il veloce e il lento della loro composizione (biomeccanica, questa, applicata alla Regia, alla Scrittura, allo studio di COME agiscono e si distribuiscono le forze in gioco).

Ma soprattutto e prima di tutto questi opposti sono dentro l’uomo, colui che agisce nello spazio, il performer. Sono le sue intenzioni e le resistenze psicofisiche che incontra dentro e fuori di lui come il proprio corpo, la propria voce, la propria libertà improvvisativa, i materiali con cui interagisce, dagli oggetti della sua immaginazione e memoria agli oggetti fisici che usa in scena o con cui si relaziona, al pubblico stesso; tutti materiali, questi, diversi ad ogni replica (e questa è biomeccanica applicata alla Recitazione, all’ascolto e gestione degli eventi e delle verità della scena come un calciatore, che è anche allenatore in campo, potrebbe applicarla per gestire strategicamente gli eventi della partita che sta giocando).

Perché è così importante apprenderne le tecniche? E a chi è consigliato?

A tutti, perché questi opposti in equilibrio sono primariamente le forze che agiscono sull’ equilibrio  del  corpo  umano (o animale,  o di un mare,  un pianeta,  una stella,  una galassia,  etc.), e il cui  sbilanciamento e ribilanciamento organizzato  (dalla mente dell’uomo)  e organico (cioè che mantiene una sua necessità e non si vanifica in una forma vuota) si trasforma in  camminare,  correre,  danzare,  cantare,  recitare (progredire ecologicamente, nel caso si agisca sull’equilibrio di un pianeta).

In poche parole è grazie all’esperienza consapevole delle proprie potenzialità psicofisiche che si riesce ad acquisire delle abilità e a gestirle sapientemente tra loro fino alla creazione di composizioni artistiche.

 (continua...)

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Intervista sulla Biomeccanica a Claudio Spadola: perché assimilare le tecniche di Mejercol’d

Scritto il 16 Maggio, 2012 in TEATRO E DANZA

Abbiamo intervistato Claudio Spadola, attore e regista che ha lavorato con maestri come Franco Zeffirelli, Eimuntas Nekrosius, Dario Fo, Piotr Fomenko, Luigi Proietti, Mario Missiroli, (continua... Per il curriculum vitae di claudio spadola leggi QUIn. d. r.)

Un onore per noi poterci fare due chiacchiere con lui, e tracciare delle linee guida su un metodo si insegnamento fondamentale per qualsiasi performer in attività o chi volesse diventare tale.

 Ciao Claudio, innanzitutto, perche’ studiare la Biomeccanica?

Perché ti fa capire la recitazione fisicamente, attivamente, attraverso delle dinamiche,analoghe a quelle dei processi artistici, da svolgere come semplici giochi. La stessa cosa avviene nelle arti marziali o nelle filosofie orientali o in tutte le tradizioni di esercizi spirituali che nella semplice pratica quotidiana nascondono un profondo sapere. La Biomeccanica ti fa soprattutto capire la necessità di poter essere contemporaneamente il personaggio nella sua verità e credibilità di essere umano e parallelamente l’attore che non controlla il suo operato, non blocca il flusso delle esperienze reali infinite e infinitesimali del corpo del personaggio, ma può vigilare su come sta andando la performance e “agire in corsa”. E’ una cosa difficile da capire teoricamente, impossibile da far propria a parole. E’ una rivoluzione Copernicana per l’attore o performer in genere che solo l’evidenza sperimentale, la pratica guidata, te ne può dare consapevolezza.

 A chi si indirizzano specialmente i tuoi corsi?

A tutti coloro che hanno voglia e s’impegnano a cercare le molle fisiche così come le motivazioni interiori (che poi confluiscono le une nelle altre) che originano l’agire necessario, cioè l’agire che ha uno scopo; e a tutti coloro che s’impegnano a voler cercare da quelle stesse molle naturali, da quelle verità meccaniche interiori o esteriori, il modo di renderle più interessanti della natura, della vita quotidiana, in poche parole di renderle artistiche. Non che la natura non sia interessante ma magari siamo noi spettatori che non siamo ancora in grado di essere attratti se non in un certo modo.

La tua esperienza da dove arriva? Chi sono i tuoi Maestri diretti e indiretti?

I miei maestri diretti di Biomeccanica Teatrale sono stati Nikolai Karpov e Gennadi Bogdanov sia al G.I.T.IS. di Mosca che In varie scuole o stage in Italia, dove sono stato prima allievo e poi loro assistente o collaboratore, tra cui La Scuola Europea di S. Miniato, Il Centro Universitario Teatrale di Perugia, l’Arlecchino Errante di Pordenone. Ma altri maestri diretti importanti in cui ho ritrovato i principi della biomeccanica sono stati Nekrosius, De Fazio, Piccardi, Barba, Ruffini e tutti quelli diretti o indiretti che affermavano l’importanza del training fisico e della sperimentazione come base della creatività.

 Pensi che possano praticare i tuoi corsi anche persone principianti o chi non e’ fondamentalmente interessata ad essere necessariamente un attore o un danzatore? Che benefici puo’ avere una persona qualunque a studiare la biomeccanica?

Penso di aver risposto prima, cioè può essere utile a tutti coloro che hanno voglia e s’impegnano a cercare le molle fisiche così come le motivazioni interiori (che poi confluiscono le une nelle altre) che originano l’agire necessario. Ciò è fondamentale per l’attore, il danzatore, il performer in generale ma è indispensabile anche per l’essere umano se vuole cominciare a fare chiarezza nell’affrontare i suoi problemi non solo fisici di coordinazione, reattività, organicità, equilibrio etc. ma anche comportamentali, relazionali, creativi, ovvero di mancanza di creatività ed interesse alla vita. Ma è anche utilissimo a coloro che vogliono migliorare nell’analisi, nella scomposizione e poi nel montaggio, nella composizione globale, soprattutto del testo. E quindi anche agli scrittori. La biomeccanica teatrale prende molti termini e strumenti dall’analisi del linguaggio di contemporanei di Mejerchol’d quali Propp di cui il suo famoso Morfologia della fiaba è del 1928.

(continua...) 

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