Intervista 85 – Claudio Spadola e la Biomeccanica

INTERVISTA 85 – CLAUDIO SPADOLA E LA BIOMECCANICA

Perché assimilare le tecniche di Mejerchol’d

16 Maggio 2012 Teatro e Danza

La Biomeccanica ti fa capire la recitazione fisicamente, attivamente, attraverso dinamiche analoghe a quelle dei processi artistici.

Claudio Spadola

L’INTERVISTA

Abbiamo intervistato Claudio Spadola, attore e regista che ha lavorato con maestri come Franco Zeffirelli, Eimuntas Nekrosius, Dario Fo, Piotr Fomenko, Luigi Proietti e Mario Missiroli.

Un onore per noi poterci fare due chiacchiere con lui e tracciare delle linee guida su un metodo di insegnamento fondamentale per qualsiasi performer in attività o per chi volesse diventare tale.

Ciao Claudio, innanzitutto, perché studiare la Biomeccanica?
CLAUDIO SPADOLA

Perché ti fa capire la recitazione fisicamente, attivamente, attraverso delle dinamiche, analoghe a quelle dei processi artistici, da svolgere come semplici giochi. La stessa cosa avviene nelle arti marziali o nelle filosofie orientali o in tutte le tradizioni di esercizi spirituali che nella semplice pratica quotidiana nascondono un profondo sapere.

La Biomeccanica ti fa soprattutto capire la necessità di poter essere contemporaneamente il personaggio nella sua verità e credibilità di essere umano e parallelamente l’attore che non controlla il suo operato, non blocca il flusso delle esperienze reali infinite e infinitesimali del corpo del personaggio, ma può vigilare su come sta andando la performance e “agire in corsa”.

È una cosa difficile da capire teoricamente, impossibile da far propria a parole. È una rivoluzione Copernicana per l’attore o performer che solo l’evidenza sperimentale, la pratica guidata, può rendere consapevole.

A chi si indirizzano specialmente i tuoi corsi?
CLAUDIO SPADOLA

A tutti coloro che hanno voglia e s’impegnano a cercare le molle fisiche così come le motivazioni interiori — che poi confluiscono le une nelle altre — che originano l’agire necessario, cioè l’agire che ha uno scopo; e a tutti coloro che s’impegnano a voler cercare da quelle stesse molle naturali, da quelle verità meccaniche interiori o esteriori, il modo di renderle più interessanti della natura, della vita quotidiana, in poche parole di renderle artistiche.

Non che la natura non sia interessante, ma magari siamo noi spettatori che non siamo ancora in grado di essere attratti se non in un certo modo.

La tua esperienza da dove arriva? Chi sono i tuoi Maestri diretti e indiretti?
CLAUDIO SPADOLA

I miei maestri diretti di Biomeccanica Teatrale sono stati Nikolai Karpov e Gennadi Bogdanov, sia al G.I.T.I.S. di Mosca che in varie scuole o stage in Italia, dove sono stato prima allievo e poi loro assistente o collaboratore, tra cui La Scuola Europea di S. Miniato, Il Centro Universitario Teatrale di Perugia, l’Arlecchino Errante di Pordenone.

Ma altri maestri diretti importanti in cui ho ritrovato i principi della biomeccanica sono stati Nekrosius, De Fazio, Piccardi, Barba e Ruffini e tutti quelli diretti o indiretti che affermavano l’importanza del training fisico e della sperimentazione come base della creatività.

Pensi che possano praticare i tuoi corsi anche persone principianti o chi non è fondamentalmente interessato ad essere necessariamente un attore o un danzatore? Che benefici può avere una persona qualunque a studiare la biomeccanica?
CLAUDIO SPADOLA

Penso di aver risposto prima, cioè può essere utile a tutti coloro che hanno voglia e s’impegnano a cercare le molle fisiche così come le motivazioni interiori — che poi confluiscono le une nelle altre — che originano l’agire necessario.

Ciò è fondamentale per l’attore, il danzatore, il performer in generale, ma è indispensabile anche per l’essere umano se vuole cominciare a fare chiarezza nell’affrontare i suoi problemi non solo fisici di coordinazione, reattività, organicità ed equilibrio, ma anche comportamentali, relazionali, creativi, ovvero di mancanza di creatività ed interesse alla vita.

Ma è anche utilissimo a coloro che vogliono migliorare nell’analisi, nella scomposizione e poi nel montaggio, nella composizione globale, soprattutto del testo. E quindi anche agli scrittori. La biomeccanica teatrale prende molti termini e strumenti dall’analisi del linguaggio di contemporanei di Mejerchol’d quali Propp, di cui il suo famoso Morfologia della fiaba è del 1928.

All’estero è una pratica più affermata che in Italia?
CLAUDIO SPADOLA

In Europa, America e Russia è più approfondita e riconosciuta basilare specialmente nelle scuole di recitazione, ma anche le più importanti scuole italiane ormai l’hanno messa nei loro programmi didattici.

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