Danzatori

 Laboratorio di Biomeccanica Teatrale per DANZATORI diretto da Claudio Spadola

La richiesta di lavoro di ballerini è in fortissima ascesa eppure molti registi e coreografi spesso si trovano in imbarazzo nella scelta così come abbondano i concorsi dove le giurie decidono di non assegnare il premio per mancanza di qualità.
"Il problema di molti ballerini che si presentano a un’audizione è nella mancanza della forma mentis dell’autentico performer che è cosa ben diversa dalla forma fisica, dalla forma estetica e dalla bravura tecnica. La maggioranza di questi danzatori non riesce ad esprimere ma soprattutto a suscitare emozioni, non sa come presentare (la scuola russa userebbe il termine vendere) il proprio agire sul palcoscenico. Presentare la propria performance non significa strizzare l’occhio al pubblico, anzi, significa avere un segreto che lo spettatore intuisce ma non capisce, pur essendone attratto. Significa avere un sottotesto interiore che ci guida nel rendere originale e sorprendente anche la centesima replica di una coreografia. Significa avere il senso profondo della nostra presenza sul palcoscenico, il senso di compiutezza di un’azione organica, il senso della sua funzione e il senso delle differenti qualità di energia che, proprio perché siamo in grado di memorizzare e riprodurre precisamente, possono irradiarsi potentemente oltre la forma del nostro corpo e far venire i brividi allo spettatore. Il danzatore deve esprimere non solo l'energia del corpo ma anche quella delle emozioni e imparare a non esserne sopraffatto proprio perché padrone del suo cuore sa che non deve troppo affezionarsi a un’idea o alla forma di un gesto e sa che, come la musica o la coreografia non indugiano ma scorrono potenti, anche l’ascolto del proprio corpo che si muove nello spazio non indugia nel compiacimento o nell’emozione, ma va avanti come va avanti il corpo nella sua azione anche se prova sentimenti.

La raffinata memoria del corpo e padronanza del performer che permette ad un movimento organico e credibile di essere artisticamente cavalcato e reso poetico, questa forma mentis del vero artista dal vivo, si crea col lavoro. Si impara da un maestro e non può essere innata, proprio perché si crea lottando contro il nostro talento, evolvendo in direzione contraria alle inclinazioni innate e ancor più contraria a quelle acquisite se ogni volta che un danzatore le segue creano dei manierismi o degli stereotipi. Manierismi che spesso in danza  diventano un riflesso condizionato e assai più che in altre discipline teatrali tendono a trasformarsi in clichè, soprattutto formali. Solo un maestro che ci fa scoprire la vocazione non solo al bello ma anche all'autentico può insegnare a un danzatore a trasformare quei riflessi condizionati in qualcosa che non ci viene facile perchè naturale o acquisita ma ci chiama, ci invoca dalla parte opposta, proprio verso quella vocazione all'autentico che permette di trasformare un compito o l'esattezza di un gesto in un evento diverso ogni volta pur attraverso l'esattezza di quella forma, e, per questo, bello.
Solo allora un danzatore sarà padrone e non schiavo della sua peculiarità, non più diviso tra una mente abituata a preconfezionare (perché diffida dell'imprevedibilità creativa) e un corpo tecnicamente virtuoso ma schiavo. Solo allora anche il danzatore, così come qualsiasi altro performer, potrà avere la reazione finale del sentimento all’azione equilibrata del corpo-mente che lo ha indotto. Sentimento che finalmente può arrivare a illuminare il suo viso (solitamente inespressivo probabilmente perchè considerato meno degno del corpo a esprimere la sua arte) proprio perchè la stessa autenticità e esattezza di quella forma sono la struttura che protegge il danzatore dalla sua attività affettiva che, per questo, può potenziarsi e semplicemente scorrere attraverso di lui.
Solo allora il sentimento protetto dalla forma potrà contagiare e incantare chi ha pagato un biglietto sperando di essere sorpreso e di-vertito, cioè fatto vertere altrove e non verso qualcosa che ormai si aspetta e che omologa la stragrande maggioranza dei ballerini, esecutori di movimenti che muoiono nella (e della) loro algida forma e nel (e del) loro prevedibile automatismo e quindi non possono emozionare."

Claudio Spadola

Il laboratorio potrà essere condotto anche da Caterina Genta danzatrice, coreografa che ha lavorato con i maestri del Wuppertal Tanztheater di Pina Bausch nonchè attrice, cantante e collaboratrice di Claudio Spadola nei suoi spettacoli e alla Palestra dell'Attore. Vedi sotto alcuni suoi video e leggi informazioni più dettagliate in Docenti/Caterina Genta

Claudio Spadola oltre i suoi studi e il suo lavoro di attore, regista, studioso, scrittore e pedagogo ha studiato danza con Leda Lojodice, Roberta Escamilla Garrison, Raffaella Mattioli, Lucia Latour, Fabrizio Angelini, Donna Corboy e conduce laboratori per danzatori in scuole e compagnie di danza.

In questo video, rubato durante una lezione, si può vedere un piccolo esercizio di lavoro di Claudio Spadola con una giovane danzatrice. Improvvisando dei movimenti con un bastone e con una musica, la ragazza doveva passare da momenti in cui conduceva il bastone a momenti in cui era "condotta da lui". 
https://youtu.be/AHxMKNpiLyg

Di seguito varie regie di Claudio Spadola: https://www.youtube.com/watch?v=SxBtzGhvIos

Il Naso da Gogol’ https://www.youtube.com/watch?v=78rcEgcp8tU

Tango da Corsia N. 6 da Cechov  https://www.youtube.com/watch?v=x3UXxBymvrc

The brig da K. Brown https://www.youtube.com/watch?v=nJHw31kSMJ8

 

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Teatro Cantiere, Via Gustavo Modena 92.
MONTEVERDE (Roma Sud Ovest):
- Teatro Villa Pamphili,
VILLA DORIA PAMPHILJ, Largo 3 Giugno 1849 | (Via di San Pancrazio 10 - P.zza S. Pancrazio 9/a).
- Sede non didattica: Viale dei Quatro Venti, 31
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Cell: +39 3469406001
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